Yayoi Kusama è un'artista giapponese attiva a New York a partire dagli anni 70'. Nasce nel 1929 a Matsumoto a circa 200 km da Tokyo da una famiglia ancora molto conservatrice che non apprezza il suo carattere introverso e la porta a disturbi psicologici fino ad arrivare a disturbi della personalità, allucinazioni visive, uditive e ansie ossessive di cui lei è pienamente consapevole e per le quali non viene aiutata dal momento che in quel periodo la psichiatria non era ben accetta. Yayoi si ritrova così a dar libero sfogo alle sue visioni tramite il disegno, riportando su carta il mondo irreale che percepiva e viveva. Anche il mondo della sessualità viene inculcato in lei come qualcosa di negativo e di cui vergognarsi, essendo la sua una famiglia da matrimoni combinati. Tutto ciò che di negativo le viene trasmesso Yayoi lo trasforma in arte, nella sua arte. Le sue opere sono come una sorta di terapia che vengono usate per superare i tabù e il disagio interiorie. Non a caso le sue opere migliori saranno proprio quelle derivate dalla sua interiorità più profonda e frustrata.
Nel 1957 finalmente Yayoi riesce ad allontanarsi da quell'ambiente negativo e si trasferisce in America per inseguire il suo sogno di artista. Inizialmente vive periodi duri dove non mangia per la mancanza di soldi e perchè con i pochi soldi che vede compra tele e colori. La sua arte inizia ad uscire totalmente dagli schemi e Yayoi inizia a dipingere in modo compulsivo anche le pareti del suo studio e il suo stesso corpo. Dopo 3 anni in America riesce a vedere i primi risultati del suo duro lavoro esponendo in gallerie di rilievo. Dopo 10 anni dal suo arrivo a New York, Kusama trova libero sfogo per la sua arte nel nuovo movimento Hippie. Questo movimento prevedeva una ribellione alla meccanizzazione e infomazione della cultura americana tramite il "ritorno alla natura" e la liberazione sessuale. Questo pensiero è molto in linea con quello di Yayoi che decide di unirsi a loro dando origine a nuova arte: i Kusama Happenings, ovvero eventi in cui i corpi delle persone vengono dipinti con pois e in seguito si esprimono in atti sessuali espliciti di gruppo. Naturalmente tutto ciò acquista successo in poco tempo e porta Yayoi ad essere la donna più discussa d'America e la regina non solo del movimento Hippie ma anche della rivolta omosessuale attiva in quegli anni in America. Yayoi non parteciperà mai in prima persona agli Happenings ma ne sarà solo la coreografa. In seguito gli Happenings assumono significati più profondi anche in ambito politico e sociale oltre che artistico e di espressione. Negli anni 70' Yayoi fonda la Kusama Fashion Co. e la Nude Fashion. La prima di occupava di produrre e vendere vestiti in stile Kusama mentre la seconda realizzava abbigliamento per feste a sfondo sessuale.
Nel 1975 Yayoi torna in Giappone con l'intento di affermare la sua arte anche nel suo paese. Il territorio qui è duro e i diversi contrasti con la mentalità del posto la portano alla definitiva rottura con la famiglia e al ricovero presso il Seiwa Hospital di Tokyo. In questo periodo inizierà anche a scrivere libri e poesie e nel 1991 rappresenterà finalmente in suo continente alla Biennale di Venezia.
Gli “Infinity Net” sono il primo successo creativo dell’artista: una trama ripetuta più volte sulla tela, di grandi dimensioni, fino a 10 metri, che giungerà a ricoprire pavimenti, tavoli, sedie e stanze intere: reti grafiche bianche su sfondo nero e quadri composti da ipnotici pois, questi ultimi destinati a diventare il leitmotiv della firma di Kusama nel tempo.
Come racconta la stessa Yayoi: sono tele nere, “così grandi da doverci arrivare con una scaletta”, sulla cui superficie l’artista dipinge una rete bianca composta da “una miriade di particelle quasi impercettibili”. Sono galassie di punti prive di struttura e di centro, variazioni mercuriali, espressione esclusiva del suo mondo interiore e della sua essenza, un vortice che disperde la propria forma pur acuendone la tensione. “Mettendo insieme le singole particelle quantiche, negativi di gocce che costituivano le maglie della rete, aspiravo a predire l’infinità dello spazio, a misurarla dal punto di vista in cui mi trovavo” , rammenta Yayoi. E infatti non c’è quasi movimento, come se anima e corpo dell’artista si fissassero nel vuoto assoluto; essa sembra aver raggiunto lo stato dell’assenza di sé che rende visibile con un ritmo ossessivo e immutabile, sottratto al fluire del tempo.
"Infinity Net": un titolo icastico con cui Yayoi Kusama firma la sua autobiografia, tradotta e pubblicata anche in Italia “Infinity Net. La mia autobiografia”, Johan & Levi Editore. Non si tratta solo del racconto di particolari che ricordano gli eventi della sua esistenza, vi è dell'altro: si comprende da subito che ogni dettaglio su cui Yayoi Kusama si sofferma, è un passo verso il delinearsi della sua folgorante carriera che coincide con la parte più oscura di se stessa.
La sua ricerca continua in maniera febbrile. La sua ossessione per le zucche, ortaggio da cui rimane catturata per la forma sinuosa, e per gli organi genitali maschili, la portano alla evoluzione degli "Infinity Net". Intorno al 1961, a soli due anni dall’arrivo negli Stati Uniti, qualcosa di nuovo compare all’orizzonte. Le "Infinity Net" proliferano: coprono pavimenti, sedie, tavoli, si espandono al di là della tela, infrangono la dimensione ipnotica della bidimensionalità e diventano materia da toccare. Yayoi le chiama "Soft Sculptures", sculture morbide, con cui riempirà stanze intere permettendo anche l’interazione delle opere da parte del pubblico. La zucca di enormi dimensioni raffigurata a Naoshima, le stanze con gli specchi o con falli al centro della stanza, saranno solo alcune delle idee che metterà a frutto a New York.
Dieci anni dopo il suo arrivo negli Stati Uniti, Yayoi entra in contatto con il movimento degli hippie, le cui abitudini, i comportamenti e i pensieri – “l’enfasi sul ritorno alla natura” e “in maniera più estrema nel modo in cui vivevano la sessualità” – non erano estranei alla sua arte e ai suoi audaci sex happening. Dal 1967 sino al 1971 ne organizza tantissimi anche nei luoghi simbolo della cultura americana: a Wall Street, davanti alla Statua della Libertà, a Central Park di fronte alla statua di Alice nel paese delle meraviglie, nel giardino del MoMa. Tuttavia Yayoi non partecipa alle performances.
Considera i corpi dei partecipanti e i loro desideri alla stregua delle soft sculptures ricoperte di falli: in sintonia con la volontà di allontanare le sue fobie sessuali, il flusso di punti dipinti ossessivamente sulla tela, si trasforma nei pois dipinti sui corpi nudi dei partecipanti. In questo modo, racconta “quegli esseri umani si annullavano, tornavano alla natura universale”, scomparivano. Il "Self-Obliteration" non ha confini.
L’arte di Yayoi Kusama è sempre in movimento. Con la sua pittura approda anche al cinema con il film "Kusama’s Self-Obliteration" girato a Woodstock, New York e nel suo studio, dove mostra la sua arte di body painting a pois e le sue performance artistiche. Il film vincerà diversi premi e verrà proiettato anche in discoteche, palestre e spazi all’aperto negli Stati uniti.
Nel 1965 nasce l’opera “Infinity Mirror Room”. La sua arte si moltiplica, attraverso l’utilizzo di specchi applicati alle pareti e di falli bianchi ricoperti di puntini rossi al centro della sala.
Gli specchi riflettono all’infinito l’opera, permettendo ai visitatori di camminare in mezzo alla stanza, diventando tutt’uno con le sculture e sperimentando la fusione dei propri movimenti con l’opera.
Negli anni ‘70 fonda la Kusama Fashion Co che si occupa di produrre vestiti e vendere abiti e tessuti in stile Kusama, che la porterà alle successive collaborazioni con famose maison: celeberrima quella con Marc Jacobs per Louis Vuitton. Vi era, in origine, anche la Nude Fashion che produceva abiti per feste a sfondo sessuale, con aperture sui seni, sederi e genitali che permettevano di fare sesso senza spogliarsi.
Sono state numerose le collaborazioni che l'artista ha avuto; per citarne solo alcune troviamo: Jud Yalkut, Peter Gabriel e Lewis Carroll. Yayoi Kusama non è solo stata un'artista, ma anche una fonte di ispirazione per i grandi nel mondo del cinema e della moda: basti ricordare la collaborazione con Marc Jacobs per Luis Vuitton che si è ispirato all'animo tormentato dell'artista, e alla sua ossesione per i pois, per realizzare una fantastica collezione che ha riscosso un grande successo in tutto il mondo. Grazie a questa unione, la moda a pois, è diventata distintiva e unica, e può soddisfare gli animi più creativi ed eccentrici e quelli più chic e classici senza mai perdere quel senso di perfezione che viene data dal cerchio.
Nonostate la sua vita privata non sia mai stata soddisfacente, a causa dei numerosi problemi famigliari e psicologici, Yayoi ha sempre lottato per diffondere le sue idee e per far apprezzare la sua arte. Queste collaborazioni le hanno permesso di far conoscere il suo mondo anche in campi diversi dalla pittura del pois o dalla scultura di forme falliche, come il cinema, la musica e la moda. Inoltre alcune collaborazioni, come quella con il mondo hippie, le hanno permesso di espandere la proprio visione dell'arte, ampliando lo spazio su cui questa veniva rappresentata, diffondendosi così, non solo su una semplice tela, ma anche su tutto il mondo circostante: stanze, oggetti e corpi.
La collezione realizzata da Marc Jacobs in collaborazione con Yayoi Kusama, artista provocatoria giapponese, vuole celebrare il legame tra l'arte contemporanea e la Maison Luis Vuitton.
Le leggendarie borse Louis Vuitton, il ready-to-wear, le scarpe, gli accessori, gli orologi e la gioielleria sono diventati la base su cui Kusama ha dipinto i suoi motivi naturali e ripetitivi e la collezione è stata esposta al Whitney Museum of American Art di New York.
La collezione ha come fulcro principale il simbolo emblematico dell'artista: il pois collegato ai "nervi" biomorfici (nerves), alla rete infinita (infinity nets), ai fiori e alle zucche. I pois, trattati con colori intensi e negli abbinamenti di bianco e rosso, giallo e nero, bianco e nero, bianco e blu, ricoprono borse, abiti e accessori in modo infinito, come espressione illimitata delle possibilità di giocare con le proporzioni, con i colori e con le densità. Per Yayoi questa è stata l'occasione per diffondere il suo pois come "punto perso tra milioni di altri punti" e per trasmettere il suo messaggio: "Love Forever."
Editore: Orecchio Acerbo
Collana: Racconti e Romanzi
Traduttore: Graffi M.
Data di pubblicazione: gennaio 2013
Pagine: 181
Formato: rilegato, a colori
Scrittore del famoso romanzo "Alice nel paese delle meraviglie", decide di collaborare con l'artista Yayoi per avere un'interpretazione differente, surreale del suo stesso racconto. Ed è proprio quello che nasce: la collaborazione con la visone di Kusama da vita ad una versione di Alice nuova. Nel romanzo le illustrazioni sono create da Yayoi in un'ambiente surrealistico, utopico con un Alice psichedelica, imprevedibile, coloratissima, leggera come l'aria e profonda come la notte.
Distribuita da: Sony Music
Fotografia: Peter Gabriel
Licenza: Sony Music Entertainment(UK)
Design: Real World Design
Pittura: Yayoi Kusama
Scritta da: Peter Gabriel
La canzone tratta il tema dell'amore. Parla di affrontare le esperienze dolorose del passato in modo tale che queste ci consentano di vivere meglio nel futuro. Il video intero è basato sull'arte di Yayoi Kusama. Il pois è di nuovo il padrone della scena: ambiente e personaggi ne sono interamente ricoperti fino a fondere il tutto in un unica unità che non consente di distinguere le parti. Le figure si muovono in questo mondo di pois come se ne facessero parte. La colonna sonora è stata anche utilizzata nel film "Philadelphia" , interpretato da Tom Hanks come vittima dell'AIDS.
Titolo: Kusama's Self-Obliteration
Anno di uscita: 1967
Regia: Jud Yalkut
Yayoi Kusama aveva già sperimentato il video per la sua arte realizzando diverse performance in cui appunto mostrva al pubblico ciò che lei vedeva ispirandosi ad una cultura psichedelica e al suo spirito libero. In seguito appunto decise di dedicarsi ad un film proprio e grazie all'aiuto del regista Jud Yalkut realizzò "Kusama's Self-Obliteration". Il film, con una durata di 24 minuti, mostra l'ossessione per Kusama del Polka Dot, ovvero il pois. Esso racchiude appieno la sua arte: compulsiva, mistica, psicotica, erotica e surreale. La trama è semplice: una ragazza si dedica a riempire il mondo di pois sovrapponendo in una visione pschidelica il tutto fino ad arrivare ad un'orgia. Il film evoca le preoccupazioni mistiche centrali nell'opera di Kusama: l'unisono tra uomo e ambiente, singolarità e pluralità, infinito e oblio.
Titolo: Tokyo Decadence
Anno di uscita: 1992
Regia: Ryū Murakami
Il film, diretto da Ryū Murakami, è l'estrapolazione del libro scritto dallo stesso regista. Questo tratta il tema di una ragazza che lavora per un'agenzia di accompagnatrici di Tokyo. Il regista ci porta all'interno della Bubble Economy, ovvero uomini d'affari e impiegati frustrati che sfogano le loro angosce nel sesso e in particolare nel sadomasochismo. La protagonista, persa in questo mondo, chiederà aiuto ad una chiromante, interpretata proprio da Yayoi Kusama, la quale le lascerà un topazio rosa che però non porterà la ragazza a nessun lieto fine in quanto la persona da lei amata al suo arrivo non sarà presente nella casa. Il film ha suscitato diverse polemiche ed è stata vietata la distribuzione in Corea del Sud e in Australia mentre in Italia viene distribuito da Lucky Red in una versione breve di circa 30 minuti.